L’aria di primavera gioca brutti scherzi agli infermieri dell’OPI di Milano

Pochi giorni fa si è svolta la II assemblea del neonato Ordine Professionale di Milano Lodi MB.

Come nella maggior parte di queste riunioni, il popolo infermieristico è stato pressoché assente, vuoi perché da decenni non si sentono più rappresentati e difesi dalle Istituzioni Pubbliche (ex IPASVI), vuoi perché non si possono svuotare le degenze per partecipare in gran numero a queste assemblee.

Però questa volta è successo qualcosa che dovrebbe far riflettere tutti gli iscritti del secondo Ordine più grande d’Italia. Infatti in tale assemblea il Presidente OPI, Pasqualino D’Aloia, ha comunicato la nuova cifra annuale che l’infermiere dovrà versare per poter svolgere la professione infermieristica: da 55 euro siamo passati a 80 euro l’anno!

Come si fa a chiedere questo considerevole aumento visto che in un anno dalla loro elezione non è stato fatto nulla per tutelare concretamente gli infermieri contro il demansionamento???

Per quale motivo è stato fatto mistero fino al giorno stesso dell’assemblea, senza addirittura rispondere a mail pervenute a loro tramite la nuovissima PEC? Neanche nella stessa assemblea sono state fornite delle motivazioni che hanno portato ad un considerevole aumento percentuale.

Già la PEC, che sembrava quasi regalata e dove il costo annuo di una PEC Aruba si aggira sui 6 euro l’anno (55+6= 61 euro), quale emergenza ha procurato un così notevole aumento?

Le lettere di convocazione non sono state inviate tramite la nuovissima PEC ma tramite la posta ordinaria, causando quindi anche il ritardo della consegna, visti i templi biblici delle poste italiane, per questa così importante assemblea, dove sarebbe stato onesto parlare dell’aumento con gli stessi infermieri che vedono ancora la quota annua come una “Tassa, perché così viene vista dal 90%degli infermieri, visto come siamo costretti a lavorare quotidianamente.

Perché è stato scelto un giorno settimanale, in mattinata e in un luogo poco accessibile? Chi lavora nelle degenze, forse il presidente ed i  consiglieri non più da anni, sanno benissimo che ci sono la maggior parte delle attività infermieristiche e degli OSS (si ricorda che grazie all’immobilismo dell’OPI, ex IPASVI, moltissimi infermieri svolgono mansioni OSS); non si poteva scegliere un sabato mattina?

In attesa di avere presto notizie sul perché di tale aumento della quota annua OPI, l’AADI ha disdetto l’affitto della Aula Nucchi dentro lo stesso OPI di Milano, dove si sarebbe dovuto svolgere ad aprile prossimo un ECM sulla strategia mobbizzante del demansionamento infermieristico.

Dal mese di gennaio la segreteria regionale AADI ha provato a concordare l’evento formativo, ma visto il percorso divenuto farraginoso per poterlo svolgere ed essere quindi da loro riconosciuti, il presidente AADI e la segreteria stessa ha preferito trasferire l’evento in una struttura pubblica milanese dove siamo stati accolti con molta professionalità ed interessamento sulla stessa tematica (presto pubblicheremo la locandina sul sito www.aadi.it per potersi iscrivere e partecipare).

È stata messa in dubbio la capacità del Prof. Di Fresco, docente universitario, di poter trattare nella giornata formativa molti argomenti delicati o forse meglio dire “scomodi” della materia del diritto sanitario, inoltre il programma esposto mancava, a loro dire, dei requisiti essenziali per il suo riconoscimento e, per questo  motivo è stato creato apposta un neomodulo per l’AADI; siamo sempre contestati ma poi ci usano come apripista per creare dei nuovi moduli?

Perché le altre OPI (vedi Bari, Catanzaro…) non hanno mai fatto così tante storie e tuttora chiedono il ritorno degli eventi AADI?

Buona riflessione e vi aspetto numerosi il prossimo 12 Aprile all’ECM per combattere lo sfruttamento infermieristico.