STRISCIA LA AADI – FACCIAMOLA FINITA CON QUESTA STORIA

A distanza di 6 anni, esponenti nursind come Carbocci

ritengono che Di Fresco fu cacciato via dal sindacato.

Chiudiamo questa favoletta una volta per tutte e tiriamo giù le carte.

Ci risiamo. Sui social gestiti da alcuni esponenti Nursind, si riafferma che Di Fresco fu espulso e non che si dimise. Facciamo chiarezza.


Il 5 ottobre 2009 Di Fresco venne nominato segretario aziendale del Policlinico Umberto I e venne pure da subito invitato nel direttivo provinciale di Roma.


Ma come utilizzare Di Fresco laureato in giurisprudenza con un master alla Corte Suprema in responsabilità sanitaria “a gratise”, come si dice a Roma, per tutte le segreterie nazionali e gli iscritti laziali e facilitargli così la presenza in sede garantendo agli iscritti un accesso costante per le consulenze?

Facile. Si sposta la sede di Nursind dal quartiere Quadraro di Roma e precisamente da Via Flaubert 64 a Via Casale Marittimo 2 e cioè a 50 metri dall’abitazione del “prezioso” Di Fresco.


E Di Fresco si mette subito all’opera.

Prepara le difese disciplinari per tutta Italia.

Spiega a Nursind cos’è il demansionamento e organizza i primi ECM in materia.


Scrive da solo gli opuscoli sul demansionamento e ne prepara pure la copertina.

Gira tutta Italia per sostenere le segreterie Nursind portando il concetto del demansionamento tra chi non sapeva neppure come si scrivesse.

Pubblica regolarmente monografie di diritto sulla rivista nursind nella sezione normativa.

Effettua consulenze in tutta Italia.

Poi per lavorare al meglio, le illustrissime menti apicali di Nursind propongono la semi-aspettativa sindacale che Di Fresco accetti a zero compenso ovvero a metà stipendio ospedaliero (50% di aspettativa non retribuita) che Nursind avrebbe dovuto rimborsare; ma i soldi non si sono visti e Di Fresco è rimasto con 750 euro al mese e con due figli piccoli ed una moglie invalida da mantenere.

Alle diffide di rimborso non è mai seguito alcun riscontro e nonostante la produzione degli estratti conto, nulla è mai stato versato per il rimborso pattuito. Ai contatti telefonici, la segreteria di Roma ha replicato, sempre, che l’azione legale non sarebbe convenuta al Di Fresco perché si sarebbe saputo che Di Fresco ha fatto causa ai lavoratori, ma il fascicolo corredato dalle prove esiste e può essere sempre utilizzato per la difesa.

Poi Di Fresco scoprì che il rimborso che riceveva per gli ECM di Roma, pari a 250 euro, veniva scaricato in bilancio a 500 euro.

Così nel 2011 Di Fresco vantava già dei crediti verso Nursind.

L’email che vedete e che può essere acquisita dall’autorità giudiziaria insieme agli allegati e cioè agli estratti del c/c del Di Fresco è indirizzata all’allora segretario provinciale di Roma (anche lui dimessosi insieme ad altri 12 segretari da Nursind: chissà perché?). Questa scorrettezza, mai risolta, nonostante Di Fresco continuasse ad abnegarsi per Nursind, lo indusse alle dimissioni (caro Carbocci, alle dimissioni) per cui è falso che è stato cacciato per chissà quali abbiette condotte.


Naturalmente a questo punto Di Fresco diventò scomodo e quindi, per indurlo alla desistenza spontanea, fu attuata la campagna del fango che esitò nelle sue dimissioni.


Il segretario provinciale, però, scrisse a Di Fresco tentando di riappianare il rapporto perché lo riteneva “prezioso”.

Di Fresco non solo si dimise per ragioni fondatissime, ma fu pure coccolato dalla segreteria nursind di Roma perché ritrattasse.

Caro Carbocci, prima di diffondere dolose diffamazioni sul conto del Di Fresco, rifletti bene su quello che affermi e che tieni nascosto agli infermieri. Se questo è l’unico argomento che riesci a montare per screditare Di Fresco, allora siete messi molto male. Quindi, come fai a sostenere che Di Fresco fu cacciato via se lo ritenevate “prezioso” per Nursind?