L’infermiere deve sempre sostituire l’OSS?

Non competendo all’infermiere professionale lo svolgimento delle mansioni igienico-domestico-alberghiere, la soppressione delle scuole per infermieri generici, operata dall’art. 3 della legge 3 giugno 1980 n. 243, ha prodotto in capo al legislatore problemi di coerenza dell’incipit “intellettuale” riconosciuto all’infermiere professionale secondo la previsione dell’art. 2229 C.C. e, quindi, il divieto di assegnargli le mansioni assistenziali dirette in assenza dell’infermiere generico.

Si è reso quindi indispensabile individuare una diversa figura subalterna all’infermiere professionale, in sostituzione dell’infermiere generico che non sarebbe più stato disponibile dopo la soppressione delle scuole, capace di garantire l’accudimento del paziente e lo svolgimento di tutte quelle attività di pulizia e assistenza degli atti quotidiani di vita.

La scelta del legislatore è caduta sul personale ausiliario, collocato nella declaratoria delle qualifiche funzionali, in posizione immediatamente inferiore a quella dell’infermiere generico.

Gli ausiliari, non essendo però in grado di svolgere le mansioni igienico-domestico-alberghiere in contesti delicati perché impreparati, hanno quindi subito una rapida riqualificazione professionale che ha rivoluzionato formalmente e sostanzialmente il profilo funzionale e le competenze di questa categoria.

Immediatamente dopo la soppressione delle scuole per infermieri generici, già nei policlinici universitari, l’agente socio-sanitario (cioè il semplice ausiliario di 3° livello funzionale e retributivo), grazie al D.P.C.M. 24 settembre 1981, è stato riqualificato in agente socio-sanitario specializzato di 4° livello: “Svolge mansioni integrate relativamente alle operazioni di pulizia … ritiro e consegna della biancheria, medicinali, vitto, materiali sanitari e organici, pulizia, preparazione ed eventuale disinfezione del materiale sanitario e dei locali o attrezzature assegnati, di trasporto dei rifiuti e del materiale infetto. E’ assegnato al rifacimento del letto, pulizia del malato, cambio della biancheria e aiuto nelle operazioni fisiologiche … pulizia degli ambienti e dell’unità di vita del paziente”.

Non a caso, la succitata declaratoria dell’agente socio-sanitario specializzato è perfettamente sovrapponibile a quella relativa all’infermiere generico nella parte prevista dall’art. 6/a del D.P.R. n. 225/1974: “Assistenza completa al malato, particolarmente in ordine alle operazioni di pulizia e di alimentazione, di riassetto del letto e del comodino del paziente e della disinfezione dell’ambiente …”.

Parimenti, anche il S.S.N. si è adeguato e il legislatore, attuando l’art. 1, co. 4 del D.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761 che aveva previsto nuove figure in sanità, all’art. 1, co. 1 del D.M. 10 febbraio 1984 (G.U. 15 febbraio 1984 n. 45) assegnò al personale ausiliario di 3° livello ulteriori mansioni portandolo al 4° livello: “L’ausiliario socio-sanitario specializzato assicura le pulizie negli ambienti di degenza ospedaliera ivi comprese quelle del comodino e delle apparecchiature della testata del letto. Provvede al trasporto degli infermi in barella ed in carrozzella ed al loro accompagnamento se deambulanti con difficoltà. Collabora con il personale infermieristico nelle pulizie del malato allettato e nelle manovre di posizionamento del letto. E’ responsabile della corretta esecuzione dei compiti che sono stati affidati dal caposala e prende parte alla programmazione degli interventi assistenziali per il degente” .

Ma cosa significa “Collabora con il personale infermieristico nelle pulizie del malato allettato e nelle manovre di posizionamento del letto”?

Se il legislatore avesse utilizzato la locuzione “personale infermieristico” riferendosi all’infermiere professionale nelle attività di sostituzione dell’infermiere generico, non solo avrebbe vanificato la ratio riqualificatoria dell’agente socio-sanitario, ma, soprattutto, avrebbe degenerato la natura intellettuale dell’infermiere professionale (art. 2229 C.C.), rendendo inutili e superflui l’albo, i Collegi professionali e l’abilitazione professionale, che lo Stato impone agli infermieri professionali (non ai generici e al personale ausiliario).

Non solo! Se fosse vero che anche il professionale avrebbe dovuto svolgere queste mansioni, avrebbe anche violato le regole giuslavoristiche di cui all’art. 2103 C.C. e all’art. 1, co. 3, D.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, che hanno stabilito il principio gerarchico della separazione dei ruoli e delle mansioni del personale sanitario: “Il personale è iscritto nei suddetti ruoli sulla base dei profili professionali, … determinati in relazione ai requisiti culturali e professionali e alla tipologia del lavoro”.

In poche parole, l’infermiere professionale sarebbe stato contrattualmente degradato, di fatto, a mansioni di 5° livello, permanendo, paradossalmente e contraddittoriamente, al 7° livello funzionale, al pari delle altre professioni “intellettuali”.

Quindi, la locuzione “personale infermieristico” non può essere riferita agli infermieri professionali, per le evidenti succitate contraddizioni esegetiche e legislative, ma deve necessariamente riferirsi agli infermieri generici.

Basterebbe già questo breve excursus per dimostrare, senza timore di essere smentiti, che la professione di Infermiere Professionale non si può ritenere un’attività elementare avente contenuto mansionale semplice ed esecutivo privo di responsabilità, ma spicca un elevato contenuto scientifico e tecnico che motiva, tra l’altro, l’inarrestabile evoluzione professionale fino ai più alti livelli universitari; non è quindi possibile sostenere che le attività igienico-domestico-alberghiere di assistenza diretta alla persona possano essere, di fatto, compiute dall’infermiere professionale.

Diversamente significherebbe ammettere che una qualifica professionale, deputata a cambiare i pannoloni, è culturalmente e tecnicamente idonea a partecipare al concorso per la dirigenza.

Un assurdo kafkiano: un dirigente che cambia i pannoloni!

Nemmeno l’applicazione del precedente regime dello ius variandi poteva giustificare e legittimare l’adibizione dell’infermiere a mansioni elementari o, comunque, non altamente professionalizzanti, che invece attengono alle figure ausiliarie dell’assistenza quali sono, appunto, l’Agente Socio-Sanitario Specializzato (A.S.S.S.), l’Operatore Tecnico addetto all’Assistenza (O.T.A.) e l’Operatore Socio-Sanitario (O.S.S.).

Infatti l’evoluzione normativa che ha interessato l’infermiere professionale si è sviluppata in melius fino al riconoscimento della piena autonomia professionale e della carriera universitaria.

Tale tesi è stata confermata dalla Federazione Nazionale Collegi Infermieri il 16 maggio 1994 con prot. n. 85/UL/94 (all. 12), in riscontro alla denuncia di un infermiere che lamentava, con logica giuridica stringente, l’illegittimità delle seguenti mansioni assegnate, di fatto, all’infermiere professionale: preparazione e distribuzione delle colazioni, riassetto del letto, uso di padelle e pappagalli, cure igieniche al malato, svuotamento delle sacche di urina.

La Federazione, stante quanto previsto dall’art. 2229 del codice civile, scrisse che non compete all’infermiere diplomato, pulire il malato e svolgere queste attività, perché tali prestazioni ricadono sull’infermiere generico e, in sua assenza (considerata la soppressione dei corsi del generico avvenuta nel 1980 che quindi rendeva tale figura ad esaurimento) sul personale ausiliario subalterno all’infermiere professionale.

Le mansioni lamentate dalla Federazione non sono attribuibili all’infermiere professionale, così come prevede anche il Capitolo 1 dell’Accordo di Strasburgo del 25 ottobre 1967, ratificato in Italia con legge 15 novembre 1973 n. 795 (che portò alla successiva redazione del D.P.R. n. 225/74).

Con articolo pubblicato nella rivista “L’infermiere” di marzo-aprile 1993 pag. 46, il Prof. Avv. Salvatore

Carruba, dirigente generale del Ministero della Sanità, sosteneva che all’infermiere non compete preparare e distribuire la colazione e il vitto (all. 13).

Anche la legge 10 agosto 2000 n. 251 ha contribuito a rafforzare il ruolo sempre più pregnante dell’infermiere, stabilendo l’apertura delle classi universitarie per il conseguimento del diploma di laurea in Infermieristica e le relative specializzazioni e master oltre all’istituzione del dirigente delle professioni infermieristiche e benché la maggioranza degli infermieri professionali siano privi del diploma di laurea, sono stati equiparati agli infermieri laureati e collocati nella categoria contrattuale D (difatti la declaratoria delle qualifiche non distingue il laureato dal diplomato).

La legge stabilisce che “gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche svolgono, con autonomia professionale, attività dirette alla prevenzione, alla cura e salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza. Lo Stato e le regioni promuovono la valorizzazione e la responsabilizzazione delle funzioni e del ruolo delle professioni infermieristico-ostetriche al fine di contribuire alla realizzazione del diritto alla salute, al processo di aziendalizzazione nel Servizio Sanitario Nazionale, all’integrazione dell’organizzazione del lavoro della sanità in Italia così come in quelle degli altri Stati dell’Unione europea. Il Ministero della Sanità emana linee guida per l’attribuzione in tutte le aziende sanitarie della diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni”.

L’esegesi qui esposta, eliminerebbe ogni dubbio sulla confusione dei ruoli, lasciando separato l’infermiere professionale dalla riforma finalizzata a sopperire la carenza dell’infermiere generico, come ab initio previsto e, coerentemente, spiegherebbe la ratio della nuova figura ausiliaria creata proprio a rinforzo del personale infermieristico generico, oramai sempre più esiguo a causa della soppressione delle scuole.

Si ricordi, tra l’altro, la perfetta sovrapponibilità tra il D.M. succitato e l’art. 6/a del D.P.R. n. 225/74, a riprova dello scopo sostitutivo dell’ausiliario specializzato in ragione della riduzione organica dell’infermiere generico.

Il discrimine tra l’ausiliario socio-sanitario e quello specializzato è individuato autenticamente nello stesso decreto: “Il personale, che non svolge attività di assistenza sanitaria nei confronti dell’utente, può passare da una posizione funzionale all’altra (cioè dal 3° al 4° livello) dopo un periodo di servizio di anni due nella posizione funzionale inferiore e di superamento di apposito corso”.

Infatti, L’ausiliario socio-sanitario di 3° livello era deputato esclusivamente alle: “pulizie negli ambienti di degenza ospedaliera, diurna e domiciliare, ivi comprese quelle del comodino e delle apparecchiature della testata del letto. Provvede al trasporto degli infermi in barella ed in carrozzella ed al loro accompagnamento se deambulanti con difficoltà”.

Quindi è l’assistenza diretta al paziente che distingue il semplice ausiliario da quello specializzato, a sostegno della tesi che qui si vuole rafforzare e cioè che la specializzazione attiene alle cure del malato. E’ l’assistenza al malato che