Infermiera No Vax pulisce i bagni per sopravvivere: Ora rischia il licenziamento
- 22 dic 2025
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L’Associazione Avvocatura Degli Infermieri le vince già tre cause, ora in appello
«Sta andando tutto bene», ha dichiarato il dott. Mauro Di Fresco dell’Ufficio Legale dell’A.A.D.I..
L’infermiera in questione era stata sospesa per il rifiuto del vaccino anti Covid-19 e, non percependo un euro, con un affitto da pagare, un prestito in corso e senza parenti su cui contare, è riuscita a farsi ospitare da alcuni amici all’estero, dove aveva trovato un lavoretto di pulizie in appartamenti e bagni pubblici.
Terminata l’era del famigerato D.L. 44/2021, l’infermiera rientra in servizio. Tuttavia, l’Avvocatura dell’Ospedale le contesta la violazione dell’art. 53 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 (per aver svolto un secondo lavoro retribuito) e la violazione dell’art. 12 del D.P.R. 10 gennaio 1967 n. 3, che impone il domicilio del lavoratore presso il Comune ove ha sede il posto di lavoro.
L’Ospedale lamenta inoltre alcune retribuzioni corrisposte per errore e, di conseguenza, la fa lavorare in sala operatoria senza pagarla per due mesi.
Immediata la reazione dell’A.A.D.I. che, con ricorso cautelare, vince la causa e ottiene la condanna dell’Ospedale alla restituzione del maltolto. Le due accuse principali vengono annullate.
L’Ospedale impugna l’ordinanza con reclamo cautelare, ma l’A.A.D.I. vince nuovamente.
Successivamente, l’Ospedale incardina la causa nel merito, chiedendo la restituzione di tutte le somme e l’adozione di provvedimenti sanzionatori per il presunto doppio lavoro, ma l’A.A.D.I. vince ancora.
Ora la vicenda è in appello.
Rivinceremo?
Senza dubbio.
Ci porteranno in Cassazione?
Magari, così finiamo questa storia una volta per tutte.



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