Il Direttivo dell’AADI ha analizzato l’elaborato sul demansionamento redatto dall’OPI Torino; sono p

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RIFLESSIONI SUL FENOMENO DEL DEMANSIONAMENTO OPI TORINO

OPI Torino scrive:

2. DEFINIZIONE DEL TERMINE:

Con il termine demansionamento si intende il fenomeno consistente nel privare il lavoratore delle mansioni pattuite, adibendolo a mansioni inferiori, ovvero sottraendolo (totalmente o parzialmente) a compiti qualitativamente (e talora anche quantitativamente) rilevanti [1].

Il termine demansionamento è prevalentemente utilizzato dalla giurisprudenza per indicare i casi di utilizzo improprio del dipendente rispetto alla specifica professionalità da questi acquisita; mentre con il termine dequalificazione si intende la condizione in cui il datore di lavoro mette in atto modalità organizzative che non mettono il lavoratore nella condizione di esprimere, nello svolgimento della prestazione lavorativa, le conoscenze e le capacità professionali in suo possesso.

L’AADI risponde:

l’OPI Torino utilizza gli stessi termini utilizzati dalla FNOPI nel suo documento sul demansionamento. Le due definizioni apparentemente diverse, utilizzate con l’intento di renderle differenti nel significato, in realtà sono esattamente la stessa cosa. E’ solo una tattica argomentativa già sperimentata dalla FNOPI, ossia, far intendere che in realtà il termine demansionamento sia una pura invenzione, sostituendo con un termine che lascerebbe intendere una natura ontologica diversa, ma così non è.

I termini utilizzati dall’OPI To, identici a quelli della FNOPI sono;

a) demansionamento; spiegando che il termine è più di origine giurisprudenziale;

b) dequalificazione; come termine corretto da utilizzare in queste circostanze.

Bene, ci spiace contraddire l’OPI Torino ma la stessa giurisprudenza utilizza indifferentemente i due termini perché in realtà sono la stessa cosa, sono sinonimi, la scelta quindi della FNOPI e dell’OPI To di far credere che siano due termini che identifichino due comportamenti diversi distinti e separati è, non solo inutile, ma addirittura machiavellico e soprattutto non modifica di una virgola quello che più volte è stato ampiamente dimostrato da decine di sentenze. Essere dequalificati e quindi, non poter svolgere le attività tipiche del proprio profilo professionale equivale a dire che si è demansionati, ossia che non si è utilizzati per le mansioni tipiche di quel profilo professionale. Ora l’OPI To dirà che le mansioni non esistono più, ma è falso, le mansioni esistono eccome sono per altro indicate nel codice civile intendendo con esse le attività specifiche di ogni professione e/o lavoratore.

OPI Torino scrive:

3. RIFERIMENTI NORMATIVI:

Nell’ambito del generale processo di ammodernamento della pubblica amministrazione, il settore del pubblico impiego è stato interessato da una graduale evoluzione normativa, culminata in quella che comunemente viene definita “privatizzazione del pubblico impiego”, nel corso della quale si sono progressivamente ridotte le distanze tra impiego pubblico e impiego privato.

Il demansionamento, nel diritto del lavoro, è descritto come l’atto con cui si assegna al lavoratore mansioni inferiori rispetto alla sua qualifica di appartenenza.

Il codice civile, all’articolo 2103 recita:

“Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.”.

L’articolo del codice esplicita in modo chiaro che “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto” ha così vietato ogni forma di demansionamento, anche pattizia, poiché la stessa determinerebbe una lesione alla professionalità del prestatore.

Alla luce di tali presupposti pare sussistano alcune contraddizioni nel dibattito che viene effettuato oggi sul fenomeno del demansionamento riferito all’infermiere.

Molte volte, nella realtà infermieristica, viene utilizzato il termine demansionamento per riferirsi a una situazione determinata non da qualcuno che assegna formalmente agli infermieri mansioni inferiori ma da condizioni organizzative in senso lato…omissis.

L’AADI risponde:

l’OPI Torino ci spiega che il termine chiave della questione per far si che si acclari il demansionamento è “assegnazione”, ossia, il fatto che il datore di lavoro ordini per iscritto al dipendente di fare attività demansionanti, bene, non è vero, è solo una costruzione semantica perché la giurisprudenza ha più volte dichiarato che sussiste il demansionamento “anche se di fatto”, ossia, quello manifestato non attraverso un ordine di servizio, ma bensì generato dalla attività posta in essere in quella determinata organizzazione, anche se pur in assenza di ordini di servizio scritti. Si immagini che il dipendente per una carenza di natura organizzativa (mancanza totale di OSS o in numero insufficiente) sia obbligato dalle circostanze a svolgere mansioni non di sua pertinenza, non siamo quindi in presenza di un ods scritto ma siamo costretti a svolgere delle attività demansionati derivanti dalla cattiva organizzazione di quello specifico servizio, disorganizzazione appositamente strutturata per far si c he chi si trovi a lavorare in quelle circostanza e non ci si possa esimersi dal farlo.

Del resto, è la stessa FNOPI con al seguito decine di OPI provinciali ad asserire che in mancanza del personale di supporto l’infermiere deve compensare le carenze e dare assistenza al paziente, anche per ragioni di natura deontologica (art. 49 c.d.) e, quindi, anche la FNOPI di fatto, obbliga tutti gli infermieri a demansionarsi per ragioni superiori e di circostanza.

L’OPI Torino scrive:

A differenza del mondo del lavoro produttivo, il mondo delle professioni sanitarie è normato nei suoi ruoli ed è l’unico ambito in cui le responsabilità e competenze sono definite da norme nazionali. Questo determina un vincolo notevole. Il datore di lavoro nel sistema pubblico è lo Stato che non può ordinare a un infermiere di andare contro le norme che lui stesso ha emanato. Pur per diversi aspetti, medesima è la condizione che riguarda l’infermiere nell’ ambito della sanità privata o altra tipologia di contratto.

Tuttavia, date le peculiarità relative alla natura pubblica del datore di lavoro (condizionato, nell’organizzazione del lavoro, da vincoli strutturali di conformazione al pubblico interesse e di compatibilità finanziaria delle risorse) nonché la duplice posizione rivestita dai pubblici dipendenti, non è possibile una totale identificazione tra i due sistemi…omissis

L’AADI risponde:

Non è vero, l’identificazione tra pubblico e privato convenzionato è perfettamente sovrapponibile perché la finalità è quella della tutela della salute, non potrebbe quindi esserci nessuna differenza tra soggetti che vengono curati nel sistema pubblico e quelli che parimenti vengono curati nel sistema privato, perché le ragioni sottese a tale pretesa sono ragioni di rango Costituzionale in base all’art. 32 Cost..

Non potrebbe, per altro, esserci alcuna differenza perché non è che nel privato c’è la licenza di uccidere e nel pubblico no o viceversa;

OPI To scrive:

L’uso del termine demansionamento (derivando da mansione) evoca il mansionario, cioè un lavoro con scarsa autonomia. Aver cavalcato l’onda mediatica, che ha utilizzato questo termine svia l’analisi perché la riporta sull’atto o sulla prestazione e non sul processo di assistenza infermieristica.

AADI risponde:

Ci spiace contraddire l’OPI Torino ma il mansionario è ancora vigente, almeno nel Titolo V all’art. 6, ossia l’articolo che parla dell’infermiere generico;

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Ed ha i seguenti compiti;

Art. 6. L’infermiere generico coadiuva l’infermiere professionale in tutte le sue attivita’ e su prescrizione del medico provvede direttamente alle seguenti operazioni:

1) assistenza completa al malato, particolarmente in ordine alle operazioni di pulizia e di alimentazione, di riassetto del letto e del comodino del paziente e della disinfezione dell’ambiente e di altri eventuali compiti compatibili con la qualifica a giudizio della direzione sanitaria;

2) raccolta degli escrementi;

3) clisteri evacuanti, medicamentosi e nutritivi, rettoclisi;

4) bagni terapeutici e medicati, frizioni;

5) medicazioni semplici e bendaggi;

6) pulizia, preparazione ed eventuale disinfezione del materiale sanitario;

7) rilevamento ed annotazione della temperatura, del polso e del respiro; 8) somministrazione dei medicinali prescritti;

9) iniezioni ipodermiche ed intramuscolari;

10) sorveglianza di fleboclisi;

11) respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno; manovre emostatiche di emergenza.

Gli infermieri generici che operano presso istituzioni pubbliche e private sono inoltre tenuti: