Il coordinatore infermieristico come preposto alla sicurezza? Aspetti giuridici e pratici

Non è raro constatare nelle aziende sanitarie che il coordinatore infermieristico, “ex caposala”, venga individuato come figura referente per svolgere i compiti di preposto alla sicurezza ai sensi del T.U. n. 81/2008 che, definisce la figura del preposto come: “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”.

Secondo il parere di chi scrive però, il coordinatore infermieristico non può essere individuato come tale, poiché la norma contrattuale di riferimento e la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, nulla dicono in merito, ed anzi, individuano di volta in volta tutt’altre figure, giammai il coordinatore infermieristico.

La figura del coordinatore infermieristico prende vita piena e concreta dalla legge del 1 febbraio 2006 n. 43, intitolata “Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitativa, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali” che all’art. 6, “Istituzione della funzione di coordinamento” così lo definisce:

1. In conformità all’ordinamento degli studi dei corsi universitari, disciplinato ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie di cui all’articolo 1, comma 1, della presente legge, è articolato come segue: lett. b), “professionisti coordinatori in possesso del master di primo livello in management o per le funzioni di coordinamento rilasciato dall’università ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell’articolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270; e con esperienza almeno quinquennale nel profilo di appartenenza può concorrere ai bandi interni ed esterni all’amministrazione di appartenenza per poter svolgere incarichi di funzione ai sensi dell’art. 16, comma 4 e 5 del CCNL comparto sanità 2016/18 con le seguenti prerogative:

  1. Gestione di persone e loro relazioni: Attraverso la valorizzazione delle loro attitudini, delle competenze, dell’impegno e dei risultati, il coinvolgimento dei collaboratori nella costruzione dei progetti, gestisce il sistema premiante orientato alla qualità esplicitandone i criteri, gestisce le relazioni personali e i conflitti tra il personale, mantiene i collegamenti con la rete esterna al servizio coordinato, gestisce quali/quantitativamente le risorse umane, promuove lo sviluppo professionale e di carriera, collabora con la dirigenza infermieristica per sviluppare le strategie aziendali;

  2. Gestione del budget dell’U.O. Identificare tipologia e costi delle risorse strumentali e ambientali nel servizio coordinato, verifica le risorse disponibili, utilizza le risorse applicando criteri di costo/efficacia, collabora alla definizione degli obiettivi di budget con criteri di qualità coerenti con il piano strategico, collabora, unitamente al Direttore di unità operativa alla negoziazione del budget del servizio coordinato;

  3. Gestione delle informazioni e delle comunicazioni: Tenta di rendere omogenei e comprensibili a tutti il linguaggio e i modelli di analisi dell’organizzazione utilizzati nel servizio coordinato, analizza e interpreta la domanda relativa al servizio coordinato, identifica e propone soluzioni ai problemi organizzativi del servizio coordinato, conduce strategie di comunicazione appropriate agli obiettivi e agli interlocutori;

  4. Gestione dei processi, progetti e delle valutazioni: Gestisce i processi, i progetti e le valutazioni, organizza i processi tecnici e gestionali attraverso la diffusione delle linee guida della buona qualità, partecipa alle riunioni sui piani delle performance individuali dei componenti dell’equipe dell’unità operativa, contribuisce ad identificare gli obiettivi che siano confacenti alle specifiche della propria unità operativa.

Tra tutte le prerogative succitate e le funzioni da costui esercitate, non risulta però, nemmeno nella norma contrattuale di riferimento, che lo stesso, possa essere considerato come un preposto alla sicurezza, ovvero, avere una qualsiasi responsabilità oggettiva, ex art. 1128 c.c.* in ambito appunto di sicurezza sui luoghi di lavoro.

* Per quanto concerne la tutela del creditore, la norma gli garantisce la possibilità di far valere l’inadempimento. Gli ausiliari, infatti, sono terzi rispetto al suo rapporto col debitore perciò il creditore non potrebbe agire contro di loro in caso di inadempimento. Grazie a tale previsione, quindi, è tutelato perché può agire contro il debitore. Per spiegare la previsione nell’ottica del debitore, invece, si deve considerare il principio “cuius commoda eius et incommoda”, secondo cui chi trae vantaggio da un’attività ne sopporta anche i rischi.

Per poter meglio collocare la figura del coordinatore infermieristico, soprattutto se rivolto all’aspetto della sicurezza del lavoro, è necessario definirne l’excursus storico-normativo che lo ha visto protagonista indiscusso nello sviluppo professionale e manageriale della figura dell’infermiere.

Orbene, il coordinatore, vede le sue prime luci con il R.D. del 1925 e con il successivo regolamento attuativo del 1929, dove l’infermiere inizia a percepire una strutturazione della sua figura con un percorso formativo più articolato e completo a seguito del quale, con un ulteriore anno aggiuntivo di studi, viene qualificato ed “Abilitato alle Funzioni Direttive” (AFD), ovvero, a quelle attività di natura manageriale che prima non aveva, siamo agli albori del coordinamento e della futura dirigenza infermieristica.

Inizia così a delinearsi la figura del Caposala, sebbene, all’interno delle organizzazioni sanitarie, all’epoca prettamente di natura religiosa, tale funzione venisse svolta in via esclusiva da religiose al fine di consentire un maggiore controllo della disciplina e degli aspetti domestico alberghieri delle strutture sanitarie.

Con la riforma poi del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) degli anni ’70 ed in particolare con la legge n. 833/78 * la figura del Caposala vede la sua giusta collocazione all’interno della riforma stessa, ed è a costui che vengono attribuiti i compiti di controllo e di direzione del personale infermieristico ed ausiliario subordinato, il prelievo e il controllo dei farmaci e dei materiali in dotazione, il controllo e la distribuzione degli alimenti ai pazienti ricoverati e la tenuta dell’archivio.

* I Principi: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. L’attuazione del servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini. Nel servizio sanitario nazionale è assicurato il collegamento ed il coordinamento con le attività e con gli interventi di tutti gli altri organi, centri, istituzioni e servizi, che svolgono nel settore sociale attività comunque incidenti sullo stato di salute degli individui e della collettività. Le associazioni di volontariato possono concorrere ai fini istituzionali del servizio sanitario nazionale nei modi e nelle forme stabiliti dalla presente legge. Gli obiettivi: l conseguimento delle finalità di cui al precedente articolo è assicurato mediante: 1) la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un’adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; 2) la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; 3) la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata; 4) la riabilitazione degli stati di invalidità e di inabilità somatica e psichica; 5) la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro; 6) l’igiene degli alimenti, delle bevande, dei prodotti e avanzi di origine animale per le implicazioni che attengono alla salute dell’uomo, nonché la prevenzione e la difesa sanitaria degli allevamenti animali ed il controllo della loro alimentazione integrata e medicata; 7) una disciplina della sperimentazione, produzione, immissione in commercio e distribuzione dei farmaci e dell’informazione scientifica sugli stessi diretta ad assicurare l’efficacia terapeutica, la non nocività e la economicità del prodotto; 8) la formazione professionale e permanente nonché l’aggiornamento scientifico culturale del personale del servizio sanitario nazionali.

La riforma sanitaria però, seppur con compiti di “dirigenza” lo colloca alla diretta dipendenza funzionale del primario e dei sanitari di reparto ai sensi del DPR 128/1969 “Ordinamento interno dei servizi Ospedalieri” normativa ancora attualmente vigente*.

* Art. 41. Personale di assistenza diretta: Il capo-sala è alle dirette dipendenze del primario e dei sanitari addetti alla divisione, sezione o servizio; controlla e dirige il servizio degli infermieri e del personale ausiliario; controlla il prelevamento e la distribuzione dei medicinali, del materiale di medicazione e di tutti gli altri materiali in dotazione; controlla la qualità e quantità delle razioni alimentari per i ricoverati e ne organizza la distribuzione; è responsabile della tenuta dell’archivio. Gli infermieri professionali specializzati sono alle dipendenze dirette dei sanitari del rispettivo servizio. Le mansioni sono quelle specifiche in relazione alla singola specializzazione. L’infermiere professionale e la vigilatrice d’infanzia sono alle dirette dipendenze del capo-sala e lo coadiuvano nello svolgimento delle sue mansioni di indole amministrativa, organizzativa e disciplinare nell’ambito della sezione ospedaliera cui sono adibiti. Le attribuzioni assistenziali dirette ed indirette sono quelle previste dalle disposizioni vigenti e dagli accordi sindacali nazionali. L’infermiere generico è alle dirette dipendenze del capo-sala. Le attribuzioni assistenziali dirette ed indirette sono quelle previste dalle disposizioni vigenti e dagli accordi nazionali sindacali. La puericultrice ha il compito dell’assistenza del neonato sano, alle dirette dipendenze della vigilatrice d’infanzia e dei medici pediatri preposti al servizio di assistenza neonatale. I consigli di amministrazione degli enti ospedalieri possono stipulare convenzioni con gli ordini religiosi per l’espletamento di particolari servizi con personale idoneo alle funzioni rispettivamente assegnate

Si susseguono negli anni ulteriori sviluppi normativi sino ad arrivare ai CCNL comparto sanità, dove c’è il primo riconoscimento giuridico e contrattuale del Coordinatore con l’art. 10 del II° biennio economico 2000-2001 del CCNL 1998 -2001 comparto sanità *.

* In prima applicazione l’indennità di funzione di coordinamento – parte fissa – con decorrenza 1 settembre 2001, è corrisposta in via permanente ai collaboratori professionali sanitari – caposala – già appartenenti alla categoria D e con reali funzioni di coordinamento al 31 agosto 2001, nella misura annua lorda di L. 3.000.000 cui si aggiunge la tredicesima mensilità.

Al coordinatore viene riconosciuta successivamente una specifica indennità economica per la funzione di coordinamento dell’attività dei servizi di assegnazione, delle attività e delle funzioni ad esse correlate, della gestione delle risorse umane e della relativa responsabilità del proprio operato.

Queste funzioni di Coordinamento vengono pertanto attribuite e riconosciute a livello contrattuale con un’indennità annuale fissa ed un’altra indennità progressiva e variabile in base a determinati coefficienti decentrati di valutazione della complessità del coordinamento (pari a € 1549,37 di indennità fisse e fino a ulteriori € 1549,37 di indennità variabili).

Il nuovo inquadramento contrattuale che va di pari passo a quello dell’infermiere, colloca il coordinatore all’interno della categoria D ed il successivo adeguamento al livello economico Ds ch