Facciamo chiarezza sulle certificazioni COVID-19

Il Governo italiano ha partorito una sequela infinita di DD.P.C.M., DD.L. e linee guida, confondendosi e contraddicendosi spesso, in una convulsa rincorsa a scopi e finalità che non hanno raggiunto il traguardo perché ha lasciato del tutto imprecisata l’esegesi normativa di tutto quanto ha deciso e scritto.

Questa disamina è applicata ai sanitari, ma per taluni aspetti è possibile trarne punti applicativi anche per le persone comuni, laddove la spiegazione riguarda i cittadini in genere e non particolari tipologie professionali.

Il certificato di differimento e di esonero vaccinale

Il D.L. 1° aprile 2021 n. 44, misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19 in materia di vaccinazioni, conv. in L. n. 76/21, all’art. 4, che qui ci interessa, stabilisce che l’esercizio della professione sanitaria è requisito essenziale per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati.

Ciò vuol dire che per svolgere l’attività di infermiere si prescinde dal rischio diffusivo perché la vaccinazione è requisito immanente della professione.

Il comma 2 prevede che il medico di medicina generale possa esonerare o differire la vaccinazione, ma solo per specifiche condizioni cliniche documentate che pongano in “accertato” pericolo la salute dell’interessato.

Le suesposte condizioni di pericolo devono essere accertate in concreto, cioè per mezzo di evidenze scientifiche accreditate e non meramente ipotizzate.

Il comma 3 isola il punto cardine dell’intera disamina: il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita non deve superare il 31 dicembre 2021.

Questa previsione è, naturalmente, una assurdità perché il legislatore pone sullo stesso piano il differito dall’esonerato.

In verità, il differito è un soggetto solo temporaneamente non vaccinabile che deve verificare l’esistenza delle condizioni di esonero, oppure è un soggetto sottoposto a determinate condizioni di salute o di particolari terapie che, in quel periodo, rendono incompatibile la vaccinazione, ma che dovrebbero mutare, una volta risolte, nell’inesorabile condizione di vaccinabilità.

Invece, l’esonerato è un soggetto che ha conclamato una patologia seria che è e rimarrà per sempre condizione incompatibile con la vaccinazione.

Per esempio, le allergie ai componenti vaccinali non scompaiono nel tempo, anzi peggiorano.

Quindi, non si capisce per quale motivo il legislatore abbia fissato una scadenza al valore di scienza, cioè alla condizione patologica conclamata e immutabile che renderà per sempre incompatibile la vaccinazione, a meno che non voglia rendere affannoso e gravoso lo stato di non vaccinato, come se fosse un peccato mortale non potersi vaccinare e, quindi, sia legittimo molestare il soggetto, impegnandolo nella ricerca frenetica e ansiosa di una certificazione che merita, ma che lo esanima e lo costringe, poi, a subire la vaccinazione.


Questo punto appena esaminato deve essere compreso chiaramente perché spiega le ragioni per cui un vero e proprio certificato di esonero sine die non esiste e perché l’esonero vaccinale si concretizza, pragmaticamente, con il green pass, confondendo i due diversi istituti.


L’infermiere esonerato o differito che, in effetti non subisce il vaccino, deve essere adibito a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in locali di lavoro privi di rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.

Comunque, anche il lavoratore che non intende vaccinarsi viene adibito a mansioni, anche inferiori, diverse da quelle che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2, ma la differenza sta che l’esonerato e il differito continueranno a percepire la retribuzione originaria di infermiere, mentre il free vax dovrà essere retribuito conformemente alla qualifica rivestita (anche in categoria B), ma solo se sarà possibile il repêchage, diversamente si provvederà alla sua sospensione fino al 31 dicembre 2021 senza retribuzione.

La legge non ha previsto la regolamentazione ministeriale per la certificazione di esonero vaccinale.

Il Presidente Draghi ha lasciato che la certificazione di esonero fosse redatta liberamente dal medico di base, anche considerando che è il medico più a contatto con l’interessato e lo conosce meglio (a meno che il soggetto non si rivolga, per determinate patologie, allo specialista divenendo questi il vero medico di fiducia).

Però la norma include due elementi essenziali che ne definiscono il contenuto e che non possono mancare nella certificazione:

  1. specifiche condizioni cliniche documentate, cioè referti e dichiarazioni di scienza oggettivi sullo stato di salute dell’interessato e non mere dichiarazioni dello stesso (non si può scrivere: il Sig. Di Fresco riferisce che …);

  2. le condizioni cliniche devono essere tali da porre in accertato pericolo la salute dell’interessato. Le patologie devono essere idonee a provocare, con probabile certezza o con elevata probabilità statistica, danni fisici impegnativi e non transeunti.

Vista l’anarchia che regna sulla redazione del certificato di esonero, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie ha pubblicato un vademecum sulla questione, consigliando quanto segue: le certificazioni potranno essere rilasciate direttamente da Medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle Aziende ed Enti dei Servizi Sanitari Regionali e dai Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta che abbiano aderito alla campagna vaccinale, cioè che abbiano le credenziali per inserire i dati nei sistemi Regionali/Nazionali.

Questa ipotesi, comunque, non convince lo scrivente perché i Ministero della salute ha concesso la stesura dei certificati di esonero anche in formato cartaceo e non solo tematicamente.

Quindi, la platea dei medici certificatori può comprendere, visto che la Società di medicina generale lo ha fatto includendo anche i medici vaccinatori oltre a quella di base esclusivamente previsti dalla legge, qualsiasi medico del SSN che abbia ricevuto il possesso e l’uso delle ricette del SSR, ed è idoneo alla suddetta certificazione, ex art. 2700 C.C. e ss., alla quale potrà apporre il proprio timbro del SSN, come per esempio un medico ospedaliero o universitario in assegnazione nosocomiale, in quanto è pubblico ufficiale nell’atto certificativo e autoritativo, esattamente come previsto dall’art. 357 C.P..

L’individuazione univoca (la sola prevista dalla legge) del medico di medicina generale non deve essere intesa come una soluzione certificativa esclusiva, ma come diretta identificazione con un pubblico ufficiale.

Un medico ospedaliero, munito di potere certificativo e di ricettario e timbro con codice regionale, compiutamente informato delle condizioni di salute di un paziente perché, per ragioni di specialità patologiche, è attualmente il medico di fiducia per quelle determinate patologie, è idoneo a rendere le suddette certificazioni di esonero; nulla quaestio sull’applicazione analogica tenendosi sulla ratio legis.

Infatti, la stessa Società di medicina generale scrive: “Nel caso in cui la richiesta provenisse direttamente dall’assistito in assenza di idonea documentazione, lo stesso dovrà essere inviato a valutazione e decisione da parte dello specialista idoneo”.

Tra le condizioni di differimento, la Società elenca le seguenti:

  • paziente di recente affetto da infezione asintomatica o malattia accertata da SARS-CoV-2 laddove non siano trascorsi almeno tre mesi dal primo tampone positivo e paziente con malattia di COVID-19 recente che abbia ricevuto terapia con anticorpi monoclonali laddove non siano trascorsi almeno tre mesi dal trattamento; questi riceveranno un green pass valido per 6 mesi.

  • Soggetto in quarantena per contatto stretto fino al termine del periodo di isolamento e soggetto con sintomi sospetti di COVID-19 fino al risultato del tampone; questi saranno vaccinato alla fine della quarantena o all’esito negativo del tampone.

  • Paziente con malattia acuta severa non differibile (es – evento cardiovascolare acuto, epatite acuta, nefrite acuta, stato settico o grave infezione di qualunque organo/tessuto, condizione chirurgica maggiore, …); questo daranno vaccinati al termine del percorso diagnostico e terapeutico.

Inoltre, l’esonero è certificato nel caso di allergia verso i componenti vaccinali e precisamente:

  • il polietilene-glicole-2000 PEG contenuto nel vaccino Comirnaty- (Pfizer-Biontech);

  • il metossipolietilene-glicole-2000 (PEG2000 DMG) (I PEG sono un gruppo di allergeni noti che comunemente si trovano in farmaci, prodotti per la casa e cosmetici);

  • la trometamina (componente di mezzi di contrasto radiografico e di alcuni farmaci somministrabili per via orale e parenterale) contenuta nel vaccino Spikevax (Moderna);

  • il polisorbato contenuto nei vaccini COVID-19 a vettore virale Vaxzevria (AstraZeneca) e Janssen (Johnson&Johnson). lI polisorbato 80 è una sostanza ampiamente utilizzata nel settore farmaceutico e alimentare ed è presente in molti farmaci inclusi vaccini e preparazioni di anticorpi monoclonali;

  • PEG e polisorbato sono strutturalmente correlati e può verificarsi ipersensibilità cross-reattiva tra questi composti;

  • soggetti che hanno manifestato sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria;

  • soggetti che in precedenza hanno manifestato episodi di sindrome da perdita capillare con Vaxzevria o Janssen.

La Società scrive che la vaccinazione anti COVID-19 non è controindicata in gravidanza.

Recentemente, però, sono state aperte diverse inchieste e sono state diffuse teorie scientifiche su gravi effetti collaterali sulle donne gravide e anche teratogenici del vaccino.

Infatti, la Società precisa che: “qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione”.

La Società, nel capitolo “Precauzioni” scrive: “Una precauzione è una condizione nel ricevente che può aumentare il rischio di gravi reazioni avverse o che può compromettere la capacità del vaccino di indurre un’adeguata risposta immunitaria. In generale, quando è presente una precauzione può essere necessario approfondire il singolo caso valutando il rapporto beneficio/rischio. La maggior parte delle persone che al momento della seduta vaccinale abbia una precauzione alla vaccinazione anti COVID-19 può essere vaccinata ma in alcuni casi deve essere presa in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza”.

Allora lo specialista può certificare l’esonero!

Scrive la Società: “Esempi: Casi molto rari di miocardite e pericardite sono stati osservati dopo somministrazione di vaccini a mRNA. La decisione di somministrare la seconda dose in persone che hanno sviluppato una miocardite/pericardite dopo la prima deve tenere conto delle condizioni cliniche dell'individuo e deve essere presa dopo consulenza cardiologica e un’attenta valutazione del rischio/beneficio. Laddove si sia deciso di non procedere con la seconda dose di vaccino anti COVID-19 a mRNA, può essere considerato l’utilizzo di un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione. La reazione allergica immediata ad altro vaccino o farmaco è considerata una precauzione ma non una controindicazione in questo caso la valutazione del rischio è condotta per tipo e gravità della reazione e l’attendibilità delle informazioni tenendo in considerazione la consultazione con il medico curante o con uno specialista per determinare se la persona può ricevere la vaccinazione in sicurezza”.


La Società medica consiglia la vaccinazione anche alle persone con una storia di gravi reazioni allergiche non correlate a vaccini o farmaci iniettabili, come allergie al cibo, agli animali domestici, al veleno di insetti, all’ambiente o al lattice, così come coloro con storia di allergie ai farmaci orali o di storia familiare di gravi reazioni allergiche, o che potrebbero avere un’allergia più lieve ai vaccini.

Quindi, la Società medica ha preparato un fac-simile di un certificato di esonero. come segue: