DISAMINA E CRITICA AL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO

L’Associazione A.D.I. è un centro di imputazione di interessi diffusi che riguardano la categoria infermieristica e più volte ha dimostrato la propria competenza in materia giuridica ed è per questo motivo che intendiamo esprimerci nella questione anche se non siamo stati invitati dall’Ecc.ma Federazione, almeno per poter dire un domani: “noi lo avevamo detto, ma come sempre nessuno ci ha voluto ascoltare”.

Pensiamo che il nuovo codice deontologico debba essere un documento condiviso non solo dai Collegi ma anche dalle Associazioni soprattutto perché è all’interno delle Associazioni, lontane dai giochi di potere e dagli interessi politico-sindacali, che si esprimono con sincerità e chiarezza le aspirazioni e l’animus degli infermieri; inoltre la vittoria referendaria dei No, in perfetta antitesi al boicottaggio della senatrice Silvestro, dimostra come spesso chi ci rappresenta non capisca per nulla i sentimenti dei cittadini.

Per questi motivi è opportuno ricercare consensi tra la base e non tra i soliti personaggi che oramai hanno dimenticato cosa significhi lavorare in corsia.

Ed allora siamo costretti ad intervenire sul nuovo codice perché risulti aderente, per quanto possibile, alla realtà sociale e, soprattutto, privo di inutili elucubrazioni che rendono ancora più contorto il nostro facere e la nostra identità.

Vogliamo anche evitare che il codice deontologico venga utilizzato come arma contro la professione, come del resto la cronaca giudiziaria ha più volte dimostrato.

Sociale significa giuridico perché non può esistere una società senza regole e le regole non le crea la federazione IP.AS.VI. ma la società attraverso il sentire sociale che il legislatore e il giudice delle leggi esprimono con i loro dicta.

In poche parole non possiamo creare un codice deontologico ancora una volta lontano dalla realtà giuridica ed, anzi, antitetico e anacronistico, che pone l’infermiere contro la società.

Per questi semplici motivi ci sentiamo costretti a commentare e proporre soluzioni innovative, attuali e coerenti alla realtà, affinché il nuovo codice stia al passo con i tempi e non ricordi ancora una volta la guerra di Crimea.

Di seguito le considerazioni dell’associazione di diritto infermieristico in merito alla prima stesura del nuovo Codice Deontologico della Federazione IP.AS.VI..

Secondo il nostro punto di vista il Codice è in parte una replica del 2009; alcuni principi vengono reiterati con una diversa semantica, verosimilmente sibillina e confusionaria, simile ai codici di stampo anglosassone senza però prenderne gli aspetti migliori anche in virtù delle future competenze avanzate.

Per la tutela della dignità professionale crediamo sia opportuno apportare delle modifiche per evitare di ingenerare dubbie interpretazioni filologiche da parte di quei datori di lavoro più accorti che ci riporterebbe indietro di 20 anni.

Dobbiamo tendere allo sviluppo in avanti della professione e non relegarla sempre come al solito alla disquisizione degli aspetti meramente etici e morali; una visione troppo clericale e dogmatica non apporta migliorie soprattutto perché si dimentica l’aspetto tecnico-scientifico che è alla base della progressione della professione.

E’ inutile avvalersi delle EBN, delle evidenze scientifiche più accreditate se poi continuiamo a parlare sempre e solo di morale.

Alcuni articoli sono ridondanti e potrebbero essere eliminati, altri integrati e notevolmente migliorati.

In rosso sono indicate le perplessità sul significato etimologico dei termini utilizzati ed il possibile dualismo interpretativo.

In blue sono invece ripresi gli articoli, integrati in modo più chiaro e comprensibile secondo i principi e le considerazioni rispettose della legge e delle normative.

Prima stesura Codice Deontologico dell’Infermiere novembre 2016

Presentazione Consiglio Nazionale Roma 26 novembre 2016

Capo I – I principi e i valori

  1. 1. L’infermiere è il professionista sanitario che nasce, si sviluppa ed è sostenuto da una rete di valori e saperi scientifici. Persegue l’ideale di servizio. È integrato nel suo tempo e si pone come agente attivo nella società a cui appartiene e in cui esercita.

Cosa si intende per ideale di servizio? Se si allude alle decisioni datoriali che possono anche essere indirizzate al demansionamento o all’utilizzo improprio delle competenze professionali, è meglio specificare, onde evitare di incorrere in eventuali arbitri datoriali.

L’ideale di servizio, etimologicamente, è l’ideale del teorema di Ford cioè della subordinazione alla produzione, all’industria, al sacrificare l’uomo per il benessere del materialismo.

L’infermiere è un professionista sanitario che sviluppa la sua competenza sulla base di saperi scientifici, di conoscenze specifiche e di valori dell’etica. E’ integrato nel suo tempo e si pone come soggetto attivo nella società cui appartiene. Si impegna affinché sia rispettata la dignità personale dell’utente, dei colleghi, degli operatori sanitari e vigila e si attiva per mantenere il luogo di lavoro sicuro e sereno.

  1. 2. L’infermiere persegue l’ideale di servizio orientando il suo agire al bene della persona, della famiglia e della collettività. Le sue azioni si realizzano e si sviluppano nell’ambito dell’assistenza, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca.

Ci risiamo: ideale di servizio è un termine che lascia troppo spazio alle interpretazioni pericolose, il bene della persona è un termine generico che può integrare ogni genere di attività.

I dizionari definiscono servizio: 1 Prestazione di lavoro domestico in case private || donna di s., domestica | a tutto s., a mezzo s., con riferimento a persona, spec. domestica, che lavora, rispettivamente, per l’intera giornata o solo per metà giornata | porta, scala di s., nei locali pubblici, ingresso secondario, riservato agli addetti ai lavori; 2 Prestazione del cameriere in un bar, in un ristorante e sim.: conto comprensivo del s..

L’infermiere si prende cura della persona, della famiglia e della collettività, attraverso il proprio agire diretto e indiretto cioè gestendo il personale subalterno e si attiva per rendere il posto di lavoro sicuro e sereno. Tratta tutti come individui e rispetta la loro dignità senza distinzioni di sorta. Attraverso il coordinamento e la gestione di risorse umane e materiali, si adopera affinché la persona, la famiglia e la collettività abbiano le migliori cure e la migliore assistenza diretta e indiretta.

  1. 3. L’infermiere cura e si prende cura, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’uguaglianza della persona assistita, delle sue scelte di vita e della sua concezione di salute e di benessere.

Troppo generico e ridodante. Quali scelte di vita, anche del suicidio assistito?

Può essere eliminato e migliorato l’art. 2.

  1. 4. L’infermiere nell’agire professionale utilizza l’ascolto e il dialogo. Si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono.

Anche qui si utilizzano termini troppo generici, tali da ingenerare possibili attività non pertinenti quali la psicologia.

L’infermiere nel suo agire professionale si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in stato di abbandono attivandosi in collaborazione con altri professionisti sanitari e socio-sanitari ausiliari per garantirgli l’assistenza sanitaria, igienico-domestico-alberghiera, sociale e morale.

  1. 5. L’infermiere si attiva per l’analisi dei dilemmi etici. Promuove il ricorso alla consulenza anche al fine di contribuire all’approfondimento e alla riflessione etica.

Nulla da eccepire.

6. L’infermiere si impegna a sostenere la relazione assistenziale anche qualora la persona manifesti concezioni etiche diverse dalle proprie. Laddove la persona assistita esprimesse e persistesse in una richiesta di attività in contrasto con i principi e i valori dell’infermiere e/o con le norme deontologiche della professione, si avvale della clausola di coscienza rendendosi garante della continuità assistenziale.

Ossia? cosa dovrebbe fare l’infermiere? come esprime la clausola di coscienza? L’autodeterminazione del paziente è sacrosanta e deve essere rispettata anche quando cozza contro il codice deontologico ma mai contro la normativa penale. L’obiezione di coscienza non è soggettivizzata ma va addestrata secondo il sentire sociale cioè secondo regole ben definite dall’ordinamento (legge n. 194/78; la legge n. 413/93; legge n. 40/04). Il paziente, una volta correttamente edotto sugli scenari, è libero di scegliere, accettare anche parzialmente, rifiutare le cure o proporre soluzioni alternative. L’infermiere rispetta la scelta e persegue le finalità di cure nel senso delineato dal paziente, capace di intendere e di volere, una volta che ha f