“Camicioli: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum..”

Ci aspettavamo che il nostro articolo “Annunciamo la triste scomparsa della professione infermieristica” pubblicato sulla rivista Nurse Times e su questo sito, avrebbe suscitato le ire funeste del protagonista assoluto del romanzo dal titolo “padelle a mezzanotte”, sequel del famigerato serial a puntate che potrete vedere sul canale “art. 49 del codice deontologico”, della casa produttrice IPASVI.

Ma non ci saremmo aspettati che riproponesse il solito minestrone riscaldato della nomenclatura IPASVI sull’assistenza generale, sullo specifico professionale e bla bla bla…; discorsi oramai stigmatizzati dai molteplici arresti giurisprudenziali degli ultimi dieci anni sul demansionamento, discorsi stucchevoli che non convincono neanche loro che li propugnano.

Mi preme intanto sottolineare che nell’articolo succitato nessuna espressione diffamatoria è stata pronunciata o scritta contro il Sig. Camicioli, in quanto sono state pedissequamente riportate le sue parole scritte nella lettera di minacce contro la collega del San Giovanni stalkerizzata e mobbizzata da tempo immemore dallo stesso che oggi, attraverso il suo scritto, si professa come il paladino della giustizia infermieristica; aggiungo che sarei ben lieto se l’illustre volesse portarmi in giudizio, di talché potrebbe darsi che si veda costretto a pagare le spese per lite temeraria nel fantomatico processo che vorrebbe intentarmi.

Quisquiglie a parte, veniamo al dunque; ha perfettamente ragione il Sig. Camicioli quando asserisce che: “L’estensore dell’articolo dell’AADI probabilmente non sa, ma forse avrebbe fatto bene ad informarsi prima, che il sottoscritto è stato uno dei primi a sollevare questo problema intervenendo anche presso il Collegio IPASVI fin dagli anni ’80 quando il Presidente era Irma Ballabio e il legale era l’avv. Salvatore Carruba. Proprio in quel periodo infatti, per sollevare l’infermiere dalle attività improprie prevalentemente di tipo alberghiero che gravavano su di esso dopo l’abolizione della figura dell’infermiere generico, venne creata la figura dell’OTA (Operatore Tecnico addetto all’Assistenza), il cui mansionario è inserito nel DPR 384/90…omissis…  Ma c’è di più. Nel 2011 quando sono stato incaricato come Direttore della UOC DAIORT (Direzione Assistenza Infermieristica Ostetrica Riabilitativa e Tecnica) presso la mia Azienda, ho avuto l’opportunità di passare dalla teoria ai fatti. Una delle prime iniziative che ho preso è stata quella di raddoppiare il numero di OSS presso i reparti di medicina che, come è noto, sono quelli a maggior carico di attività improprie. Purtroppo la legge sulla cosiddetta spending review del 2012 ci ha ridotto del 5{337a32c266fa313013ee5f2ebb2343de8037a626bf240e7785350e77a1e683bc} gli operatori di supporto vanificando in parte le misure adottate. Questi sono fatti. Le chiacchiere dei filosofi del demansionamento servono solo a creare false aspettative e portano l’infermiere verso una deriva che è molto distante dai fondamenti culturali della nostra professione

Ottimo direi, non avrei voluto sentire altro, almeno fino al punto in cui però mi scivola sulla buccia di banana asserendo che: “Purtroppo la legge sulla cosiddetta spending review del 2012 ci ha ridotto del 5{337a32c266fa313013ee5f2ebb2343de8037a626bf240e7785350e77a1e683bc} gli operatori di supporto vanificando in parte le misure adottate. Questi sono fatti. Le chiacchiere dei filosofi del demansionamento servono solo a creare false aspettative e portano l’infermiere verso una deriva che è molto distante dai fondamenti culturali della nostra professione “, quindi gentili colleghi il Sig. Camicioli ci sta dicendo che se oggi le direzioni aziendali ed infermieristiche demansionano gli infermieri è per colpa della spending review, ma ognuno di noi è consapevole che la verità è tutt’altra, perché sono decenni che l’infermiere è utilizzato in tutte le strutture sanitarie nazionali al posto dell’ausiliario, altro che chiacchiere inutili, con questa affermazione il Sig. Camicioli dimostra la sua estrazione sindacale che tende a nascondere, come si suol dire, la polvere sotto il tappeto

Eviti di diffondere notizie strampalate e  ci dica come stanno realmente le cose, altrimenti ci renda la cortesia, taccia!

Lei commette “dolosamente”, per necessità di ruolo me ne rendo conto, lo stesso errore che commettono molti burocrati dell’IPASVI  – nessuno dei quali, casualmente e solo per una serie di coincidenze sfavorevoli,  lavora nei reparti o nei servizi a contatto con il malato da almeno 15 o 20 anni, a differenza dello scrivente e “dei filosofi del demansionamento”che invece tutt’ora sono infermieri a tempo piano presso reparti e/o servizi-Sbagliano costoro quando asseriscono che l’infermiere è “il responsabile dell’assistenza generale infermieristica” distorcendo quello che è il significato letterale e logico delle parole, per portarlo sul piano dell’assistenza diretta, quando ad hoc sono state create figure apposite da oltre 20 anni (OTA-OSS).

Lei Sig. Camicioli mente sapendo di mentire quando asserisce che “Non a caso nei programmi dei corsi di laurea (che determinano il campo di attività dell’infermiere ex legge 42/99 unitamente al Codice Deontologico e al Profilo Professionale) al primo anno si insegnano le tecniche di base, perché l’infermiere non può attribuire delle attività se non le conosce” , sarebbe come voler affermare che l’ingegnere edile, un laureato al pari di qualsiasi infermiere, non può esercitare la sua professione  se prima non ha imparato ad usare il badile o a fare la calce, ovvero, l’ingegnere idraulico non può progettare condotte e sistemi fognari se prima non ha pulito i cessi o le fogne!

È talmente risibile ciò che Lei asserisce che merita un “Grammy Awards” come primo classificato per la menzogna dell’anno, la sua missiva, che per altro ho chiesto io che venisse pubblicata sulla rivista Nurse Times proprio per poterle rispondere con cognizione di causa, è talmente ricca di fandonie e di imprecisioni logico-cognitive che farebbe inorridire persino la tanto osannata “signora con la lanterna” Florence Nightingale.

Altro che le teoriche del nursing, che credo Lei non abbia mai letto approfonditamente poiché nessuna di loro asserisce, in nessun testo, che i bisogni del paziente debbano essere soddisfatti “manualmente” dall’infermiere, in quanto parlano appunto di “teoria del nursing” e non di pratica, quasi ad essere equiparabili ad oggi alle ben conosciute posizioni organizzative, tutte chiacchiere e distintivo.

Ma evidentemente Lei deve recitare una parte, quella del Dirigente, ossia di colui che gestisce, organizza, pianifica, modella, trasmette ecc. ma che, guarda caso, non si sporca mai le mani direttamente.

Visto che è così sicuro delle sue “teorie” la invito a dimettersi dal ruolo di P.O. del San Giovanni e a tornare nei reparti a soddisfare i bisogni “manuali” e alberghieri dei pazienti in modo da dimostrare a tutta la platea infermieristica nazionale che la sta seguendo attraverso i media, quanto vale come uomo e come professionista, mostri a noi profani e ignoranti della materia come si lavora in corsia e si cambia un pannolone ad un paziente o come gli si fanno le cure igieniche, siamo ansiosi di vederla all’opera, ma non per un giorno o una settimana, per sempre, allora forse cambierò idea su tutti voi Dirigenti.

In caso contrario, non pontifichi su concetti che non fanno parte del suo curriculum didattico e professionale, non parli di diritto o di legge perché non solo si contraddice, ma addirittura la vilipende con le sue fantasiose affermazioni “Per prima cosa vorrei rilevare la inadeguatezza del termine “demansionamento” che non si addice molto ad una professione intellettuale (ex art 2229 c.c.). Il demansionamento presuppone un lavoro che si esplica in mansioni; io parlerei più appropriatamente di competenze”

Il neologismo inventato dai geni dell’IPASVI e da Lei ripetuto a pappagallo, ossia il termine “competenze” è stato creato ad hoc per far sembrare la professione diversa dal punto di vista “formale” ma non di certo dal punto di vista “sostanziale”, il termine competenze non significa nulla di per sé, perché, e qui mi perdoni il sillogismo, ad ognuno le “proprie competenze” ossia, io posso parlare di diritto e di legge, visto il percorso di studi che ho fatto e che sto ancora facendo, Lei no.

Perché quando un infermiere viene assunto da una azienda, sia essa pubblica o privata, nel contratto di lavoro non viene indicato “la S.V. verrà assunto in qualità di infermiere con le competenze…”, bensì verrà indicata la mansione , che è il compito esplicato nell’adempimento di una prestazione di lavoro.

Infatti, affinché un contratto di lavoro non sia considerato nullo per indeterminatezza dell’oggetto (art. 1346 e 1418, co. 2, c.c.), occorre che le parti pattuiscano le mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto (art. 2103 c.c. e art. 96, co. 1, disp. att. c.c.).

Tale patto, non deve essere necessariamente scritto, stante la libertà della forma del contratto di lavoro, ma può essere raggiunto anche per facta concludentia, mediante la consensuale adibizione del lavoratore a determinati compiti.

Solitamente nel contratto di lavoro l’oggetto della prestazione lavorativa è determinato mediante l’indicazione della ‘qualifica’ o del ‘livello’, i quali descrivono le mansioni.

Art. 96, co. 1, disp. att. c.c.; “L’imprenditore deve far conoscere al prestatore di lavoro, al momento dell’assunzione, la categoria e la qualifica che gli sono assegnate in relazione alle mansioni per cui e stato assunto. Le qualifiche dei prestatori di lavoro, nell’ambito di ciascuna delle categorie indicate nell’art. 2095 del codice, possono essere stabilite e raggruppate per gradi secondo la loro importanza nell’ordinamento dell’impresa. Il prestatore di lavoro assume il grado gerarchico corrispondente alla qualifica e alle mansioni”.

Guardi in un solo articolo quante volte ricorre il termine mansioni, non pare di scorgere il termine competenze, sarà un caso o forse ha un significato del tutto avulso dal contesto?

Dove legge quindi di grazia, la parola competenze? Le ricordo che è il codice civile che regola i rapporti di lavoro tra datore di lavoro e dipendente subordinato, anche il Suo rapporto di lavoro con l’azienda San Giovanni e non di certo il codice deontologico IPASVI, la Bibbia o l’Eneide; quindi tutti noi dobbiamo attenerci a quello che nel codice è indicato e che i giudici interpretano e non quello che viene professato dall’IPASVI o dalla S.V..

Del resto è facilmente comprensibile a chiunque, anche per un soggetto portatore di “analfabetismo funzionale”, che la somministrazione della terapia, l’utilizzo di apparecchi elettromedicali, il saper strumentare in una sala operatoria, il saper confezionare degli apparecchi gessati, il saper eseguire un ecg, una terapia endovenosa, una medicazione, inserire un PICC o le stesse attività alberghiere da Voi tanto apprezzate, non sono niente altro che mansioni e non competenze.

Se tutto ciò non riuscisse a convincerLa di quanto asserisco, basterebbe consulatare un comune vocabolario per comprendere il significato etimologico e le differenze tra i due termini.

Dal dizionario Sabatino Coletti:

mansione

  1. 1Ciò che una persona deve compiere quando ricopre una funzione, svolge un incarico SIN compito delicata

  2. 2( pl.) Complesso dei doveri e delle attività che deve svolgere chi fa una determinata professione SIN incombenzasvolgere le m. di direttore

competenza

  1. 1Sapere ed esperienza specifici SIN periziauno studioso di grande c.

  2. 2 Idoneità a emanare determinati atti giuridici; ambito entro cui tale idoneità è valida: essere di c. del tribunale amministrativo

  3. 3 Compito, mansione: l’amministrazione non rientra nelle mie c.

  4. 4( pl.) Onorario, spettanza

  5. 5 In grammatica, conoscenza innata da parte del parlante dell’insieme di regole che governano la sua lingua

Quindi la competenza non è altro che il sapere, ma inteso come conoscenza, bagaglio culturale specifico e non come attività pratica (quelle sono mansioni); di conseguenza “la competenza” nel sapere fare il giro letti non è per nulla una competenza, altrimenti le mamme di tutti gli esseri umani della terra sarebbero delle docenti universitarie di infermieristica, è logico quindi dedurre che le attività che Lei chiama competenze sono solo mere mansioni manuali.

Già questo sarebbe sufficiente a smentire le Sue parole, ma se ciò non bastasse, le potrei citare le decine di sentenze di Cassazione che vedono soccombenti le aziende ospedaliere che demansionano gli infermieri, sono oramai talmente tante da averne perso il conto.

Vede Egregio Sig. Camicioli avete, Lei e quelli dai quali Lei ha appreso le sue “competenze”, pontificato dal pulpito o dallo scranno della dirigenza ma di fatto non avete mai lavorato nei reparti se non per pochissimo tempo, mesi o forse pochissimi anni e non vi state accorgendo che avete un vulcano sotto i piedi, quando questo vulcano esploderà eruttando tutto il suo contenuto lavico, una valanga vi travolgerà e  vi seppellirà insieme alle vostre credenze pseudo-monastiche del professionista infermiere missionario, è solo questione di tempo.

L’infermiere, ha detto bene nelle prime righe della Sua missiva che condivido appieno, è un professionista intellettuale ai sensi ex art. 2229 cod. civ. e come tale deve essere considerato; ma si perde poi nelle righe successive quando parla di attività alberghiere e di competenze, cosa è successo nel frattempo? Ha avuto un mancamento? Ha perso la memoria? O cos’altro? Come fa a paragonare ciò che fa un professionista con ciò che fa un mero esecutore? Mistero…!