Applicazioni e limiti del nuovo Green Pass


Applicazioni e limiti della certificazione verde Covid-19 (Green Pass), della certificazione rafforzata (Super Green Pass) e del nuovo obbligo vaccinale


Mauro Di Fresco
Ufficio Legale dell’Associazione Avvocatura Degli Infermieri

Il D.L. 26 novembre 2021 n. 172 è, soprattutto, un decreto di novellazione perché modifica, sopprime e introduce nuove norme al D.L. 22 aprile 2021 n. 52 che, ictu oculi, è oramai a tutti gli effetti il T.U. sulla certificazione verde Covid-19 e all’art. 4 del D.L. 1° aprile 2021 n. 44 riscrivendolo ex novo (che interessa gli operatori sanitari).

La novità mass-mediatica del D.L. n. 172 è il Super Green Pass, ma non è così per chi scrive perché altre importanti novità sono contenute nel nuovo D.L. n. 52 appena modificato e, precisamente, cosa che non avrebbe potuto sfuggire ed, invece, è sfuggita anche agli esperti del quotidiano specializzato il Sole24ore, la confessione legislativa che riguarda i supervaccinati: anche loro si ammalano di Covid-19, nonostante la campagna governativa continui a sostenere che i vaccinati sono immuni.

La nuova normativa smentisce anche il grande esperto Sileri che in più riprese televisive ha sostenuto che l’immunità vaccinale è più duratura ed efficace di quella fisiologica.

Quanto è sfuggito a tutti, ma non a questa disamina, sarà utile per dimostrare, nelle sedi giudiziarie, che i sacrifici costituzionali subiti e subendi non sono giustificati a fronte di un fatto ineludibile che lo stesso governo ha ammesso: anche i supervaccinati possono ammalarsi e, nonostante ci si sforzi per nasconderlo, il fatto è divenuto legge.

Condizioni per il GP

L’art. 9, co. 2 del D.L. in parola, stabilisce esattamente i requisiti per ottenere il GP e precisamente:

  • avvenuta vaccinazione primaria (due dosi iniziali) o di richiamo (terza dose dal 15 dicembre):

  • avvenuta guarigione da Covid-19;

  • negatività del test antigenico o molecolare o molecolare salivare;

  • IMPORTANTE (co. 2, par. c-bis) avvenuta guarigione da Covid-19 dopo la somministrazione della vaccinazione anche della terza dose.

Questo punto è una novità nella parte in cui, il D.L. n. 172.21, introduce la frase: “ciclo vaccinale primario o della somministrazione della relativa dose di richiamo”.

Nel precedente D.L. n. 52 si riteneva che ci si potesse ammalare nonostante “la prima dose di vaccino o al termine del prescritto ciclo” perché gli effetti non erano ancora pieni, invece, ora, è pacifico che anche con il supervaccino e la superpotenza protettiva, ci si può ammalare lo stesso!

Per comprendere appieno il par. c-bis, si deve distinguere la copertura legale da quella scientifica.

La copertura legale è la validità assegnata dal governo ad un fenomeno per motivi politici.

La copertura scientifica, invece, è la validità reale di un fenomeno.

Non sempre le due validità coincidono.

Se la legge stabilisce che una mela ha una validità di un mese, i ristoratori possono offrirla tranquillamente sul tavolo del cliente anche se è marcia e con i vermi; i NAS non potrebbero intervenire.

Ma cosa direbbe la scienza? La scienza non sarebbe d’accordo, ma anche se la scienza sostenesse che è nociva al consumo, nessuno potrebbe impedirne la vendita né risarcire chi, inavvertitamente, la consumasse.

Con il GP avviene la stessa cosa.

Si dice, ma non si prova, che il vaccinato non infetta per 9 mesi.

In verità non solo infetta, ma lo Stato gli consente di infettare liberamente e più gravemente, permettendogli di frequentare locali chiusi che, diversamente, sarebbero pericolosi.

Pertanto, il GP non ha validità scientifica perché sostiene che il non vaccinato non può entrare al ristorante altrimenti potrebbe infettare; il vaccinato invece entra al ristorante anche se potrebbe infettare lo stesso ed, anzi, è ancora più pericoloso perché non lo controlla nessuno e si pavoneggia credendo che il QR, che tiene orgogliosamente nel cellulare, tenga lontano il virus.

Sia la vaccinazione primaria che quella di richiamo, hanno validità di 9 mesi e non più 12.

Dove sono finiti i 3 mesi di copertura? Nelle teorie tanto propugnate in TV ma che, allo stato dei fatti, non appare così duratura.

L’evoluzione legislativa sul GP e sul vaccino degrada sempre di più e si sta appiattendo sui livelli indicati dai contestatori.

Ogni modifica legislativa sminuisce la panacea vaccinale e il sistema del GP.

Se non si troveranno altre terapie, finiranno anche i decreti leggi che discriminano i vax dai no vax, perché la cronaca costringerà i provax ad accettare che non c’è così tanta differenza tra i due.

Anche la dose di richiamo viene legalmente coperta da una garanzia di 9 mesi.

Pare difficile che due dosi di vaccino (vaccinazione primaria) coprano lo stesso periodo del richiamo, tutte e due 9 mesi pur se la vaccinazione primaria è più consistente e più lunga, ma siamo di fronte all’ennesimo meccanismo politico, non fondato sulle evidenze scientifiche, sulla convenienza di promettere un lungo GP per incentivare la vaccinazione.

Il pericolo sarà quello già esistente e cioè lasciare che i vaccinati portatori del virus restino liberi di infettare chiunque sulla base di una carta di circolazione scientificamente scaduta.

Il GP dei guariti da Covid-19 non vaccinati ha una validità di 6 mesi, nonostante le evidenze scientifiche abbiano dimostrato indefettibilmente che tale immunizzazione è più duratura e stabile di quella vaccinale, ma, come prima, si tende a premiare i vaccinati anche se meno protetti.

Anche in questo caso, vince la politica sulla scienza.

Infatti, la preminenza politica si riaffaccia al co. 4 dell’art. 9 allorché si stabilisce che i guariti da Covid-19, ma vaccinati prima della malattia da almeno 14 giorni, possono ottenere un GP da guarigione di 9 mesi e non 6 come quelli esattamente guariti come loro, ma sfortunatamente non vaccinati; l’ubbidienza vaccinale viene premiata con un bonus di 3 mesi.

Limiti al GP

L’art. 9, co. 10-bis del D.L. n. 52 stabilisce che le certificazioni verdi COVID-19 possono essere utilizzate esclusivamente ai fini di cui agli articoli 2, comma 1, 2-bis, comma 1, 2-quater, 5, 9-bis, 9-quinquies, 9-sexies e 9-septies del presente decreto, nonché all’articolo 1-bis del decreto-legge 1° aprile 2021 n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76.

Ogni diverso o nuovo utilizzo delle certificazioni verdi COVID-19 è disposto esclusivamente con legge dello Stato che, finora, non sono state previste.

Il co. 10-bis introduce il principio di tassatività del GP ovvero che, considerata la sua funzione limitatrice della libertà di movimento e di godimento dei servizi pubblici e privati, nessuno può richiederlo se non per legge dello Stato e perciò si impedisce l’ingresso di nuove applicazioni da parte della potestà regionale.

Nessuna regione, neppure la Puglia che ha imposto l’obbligo per i sanitari del vaccino anti-influenzale, può inventarsi regole oltre quelle statali sull’uso del GP.

Perciò, l’obbligo del GP è richiesto esclusivamente per le seguenti attività:

  • art. 2, co. 1: per spostarsi nelle zone rossa ed arancione;