ASL BT condannata: molestie a un’infermiera disabile
Dove eravamo rimasti?
… all’articolo di Nursenews dal titolo «Rigettato ricorso della infermiera contro ASL BAT: Nessun danno irreparabile dimostrato» e al nostro controarticolo, che chiariva come la Presidente del Tribunale di Trani, nonostante le prove schiaccianti, avesse valutato solo quelle false come se fossero vere, rimangiandosi la vittoria del ricorso d’urgenza e del reclamo del 2023, che confermava le patologie e la disabilità dell’infermiera, poi stranamente CANCELLATE con motivazioni fantasiose!
Ovviamente queste sentenze stuzzicano l’A.A.D.I., che cerca verità e giustizia e, quindi, ci siamo opposti e, con ricorso di merito, abbiamo riaffrontato la questione con un giudice rispettoso della legge, che ha SMENTITO senza mezzi termini la precedente ordinanza, annullandola.
Non pretendiamo le scuse di nessuno; se ci sono creduloni che si bevono tutte le notizie che leggono sul web, la colpa non è di chi scrive, ma di chi ci crede e non si accerta della verità.
La vicenda
L’infermiera soffre di emicranie invalidanti accertate dall’INPS, che vengono acuite da specifici fattori ambientali, per cui, tramite l’A.A.D.I., chiedeva al proprio direttore del Distretto Sociosanitario di Barletta (DSS4) di:
Non lavorare in una stanza condivisa con le colleghe che pretendevano la luce artificiale sempre accesa, nonostante ciò le scatenasse crisi emicraniche violente e incurabili;
Poter utilizzare un PC funzionante con monitor a bassa emissione;
Ricevere una lampada a LED con tonalità e intensità regolabili, come era stata comprata alla sua collega, invece della lampada da tavolo a luce normale fissa, intensa e fastidiosa;
Utilizzare una sedia ergonomica non divelta, spaccata e sofferente;
Non voler più soffrire a causa dell’aria condizionata fredda, che le scatenava le summenzionate crisi.
Il direttore del distretto la derideva e la accusava di essere una lavativa e una simulatrice di malattie.
Visitata dal medico competente, questi disponeva la lampada a LED, la sedia ergonomica, l’allontanamento dalle fonti luminose artificiali, il monitor a bassa emissione e un microclima caldo.
L’A.A.D.I. diffidava il direttore generale, che scaricava la responsabilità sul direttore del DSS4, Domenico Spinazzola, chiedendo di ottemperare alle prescrizioni del medico competente.
Il dott. Spinazzola ignorava l’A.A.D.I., accusandola pure di mobbizzarlo a causa delle numerose lettere inviate (certo, non rispondeva mai e, quando rispondeva, si inventava le leggi per rifiutare quanto richiesto).
Allora, il direttore del Distretto Sociosanitario di Barletta inviava l’infermiera disabile alla Commissione Medica di Verifica dell’INPS con l’intento di sbugiardarla. Invece, la Commissione sbugiardava lui e confermava tutte le malattie dell’infermiera e le prescrizioni del medico competente.
Per ripicca, quindi, non ottemperava alla disposizione medica e, per di più, nascondeva anche il verbale della CMV all’avvocato dell’ASL che, all’udienza giudiziaria, rimase allocchito quando Di Fresco esibì il verbale al giudice, tanto che chiese subito una copia a Di Fresco, non credendo a quello che leggeva.
La difesa dell’A.A.D.I. si è incentrata principalmente sulla legge dei ragionevoli accomodamenti e sulla giurisprudenza in materia (Cass. Lav., n. 14307/2024 e n. 10568/2024), che l’A.A.D.I. non inventa, come fanno alcuni.
L’ASL, allora, dichiarava che le richieste dell’infermiera erano state tutte affrontate dal disability manager, ma veniva dimostrato che il disability manager NON ESISTE all’ASL BT (anche se la Presidente del Tribunale aveva scritto nella sua ordinanza che esiste).
Veniva sentito Spinazzola che, alla fine delle chiacchiere, non forniva la prova di aver ottemperato alle prescrizioni mediche.
Dopo tante udienze e attacchi assurdi, come per esempio quando l’ASL esibiva al giudice una foto che ritraeva la stanza dove lavorava l’infermiera con le luci spente, per poi scoprire che le luci erano state spente apposta per fare la foto in un giorno in cui l’infermiera era in permesso 104/92, alle note conclusive l’A.A.D.I. sfoderava un fiume di Cassazione del 2026 e vinceva la causa!
Il Tribunale di Trani, Sezione Lavoro, definitivamente pronunciando sulla controversia, ha così deciso:
Accerta e dichiara che l’ASL BAT è tenuta a svolgere una concreta valutazione partecipata delle richieste della lavoratrice, attivando, a tal fine, uno specifico procedimento di individuazione degli accomodamenti ragionevoli con il coinvolgimento della lavoratrice, del medico competente e dei responsabili della sicurezza;
Ordina all’ASL BT di assegnare alla ricorrente l’utilizzo di una stanza singola che consenta la regolazione (e lo spegnimento) delle luci in autonomia, qualora presenti, al fine di consentire l’illuminazione della postazione di lavoro mediante luci LED, e l’autonoma regolazione dell’impianto di climatizzazione, oltre che l’adozione di una sedia ergonomica perfettamente funzionante, nonché di un personal computer con monitor “low emission” che neutralizzi rischi derivanti da sistemi di illuminazione dello schermo non adeguati, tenuto conto delle patologie da cui è affetta la ricorrente;
Condanna l’ASL BT, in persona del direttore generale pro tempore, al pagamento di € 6.500,00 a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalla ricorrente, oltre spese legali e spese vive, IVA, CPA e rimborso spese generali del 15% come per legge.
È LA SECONDA CONDANNA PER DISCRIMINAZIONE AI DANNI DELL’INFERMIERA DISABILE CHE QUEST’ULTIMA OTTIENE.
L’ASL CONTINUA A MOLESTARLA. FORSE SARÀ IL CASO DI FARE QUALCOS’ALTRO?



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